Cordoglio per la scomparsa della prof. Tagliazzucchi
Quando il dolore della perdita di una persona cara è molto, troppo forte, le parole fanno ressa come in un ingorgo e muoiono in bocca o sulla penna. Ed è quello che provo alla notizia che Giuliana Tagliazucchi, ma a scuola era sempre e solo “La Melandri”, se ne è andata. Tuttavia devo vincere questa paralisi per provare a tracciare di lei un ritratto che delinei l’importanza preziosa e la ricchezza della sua presenza nei lunghi anni in cui ha insegnato al Muratori.
Colta e appassionata, ferrata negli studi teologici, intellettualmente curiosa profondeva nell’insegnamento oltre a queste doti di cultura e passione anche fantasia e inventiva: sempre proponeva iniziative nuove, metodi inediti, approcci innovativi alla letteratura, preoccupata di svecchiare modalità polverose che dalla letteratura potevano allontanare gli studenti. Raggiungere la mente e il cuore di quei giovani cui si rivolgeva era il telos che si proponeva ogni mattina entrando in classe. E agli studenti era attentissima, pronta a coglierne così i progressi, come i segni di malessere, a distinguere le consuete crisi adolescenziali da quelle rivelatrici invece di un disagio più profondo. Il dialogo era la sua cifra: animata da un autentico desiderio di capire e di farsi capire si confrontava e non di rado si scontrava con studenti e colleghi, genitori e presidi: con franchezza, talora con ironia, con intransigenza ma sempre con rispetto. La sua profonda sensibilità conviveva con un rigore logico ed espressivo su cui agli studenti non faceva sconti; tuttavia le risorse che si potevano spendere per condurre uno scolaro in difficoltà a migliorare sul piano linguistico e ad acquisire strumenti critici ed ermeneutici le spendeva tutte senza risparmio. Si trovò ad affrontare situazioni difficili come gestire una classe devastata dal lutto per un compagno scomparso improvvisamente un sabato pomeriggio, e lì rifulse, è il caso di dirlo, la capacità di Giuliana di fare suo il dolore degli altri. Alla collega e amica mi legano mille ricordi: immagini di gite scolastiche condivise in cui lei, dismesso il volto severo dell’insegnante. sapeva mostrarsi allegra e persino scanzonata; e quante versioni latine scelte e corrette insieme, quante correzioni di temi! mi rivedo mentre correggevo io quelli dei suoi studenti, e lei quelli dei miei in un desiderio di imparzialità che culminava nell’incontro finale in cui ci confrontavamo per la valutazione.
Desidero chiudere questo scarno ricordo che certo non rende conto della complessità di donna, insegnante e studiosa che fu Giuliana con le parole che mi ha scritto una sua studentessa ora affermata professionista: “La professoressa Melandri ha trasmesso a me e a tante generazioni, insieme a molto altro la passione per la letteratura; i suoi insegnamenti restano nel cuore e sono un aiuto per tutta la vita, in tutti i frangenti della vita E’ stata per me e per la mia formazione una persona molto importante.” Cara Giuliana, mi pare di vedere il tuo sorriso commosso se immagino che queste parole tu possa sentirle.
Roberta Cavazzuti
In memoria della Professoressa Giuliana Tagliazucchi Melandri
La Professoressa Giuliana Tagliazucchi Melandri, docente di grande professionalità e umanità, è scomparsa in questi giorni, lasciando un segno indelebile nella storia della nostra scuola e nella formazione di generazioni di studenti, tra cui la mia.
Con la sua figura molto alta e magra, la sua presenza inconfondibile, i movimenti del capo repentini e talora un po’ a scatti, con la forza della sua voce e l’intensità del suo sguardo penetrante, era capace di riempire l’aula; i suoi occhi erano profondi, attenti, scrutatori, ma sempre pronti all’ascolto e a una comprensione autenticamente umana.
Insegnante estremamente preparata, precisa ed esigente, profondamente scientifica e moderna nel trasmettere i contenuti, sapeva al tempo stesso accendere nei suoi studenti una passione viva per lo studio accurato e critico, guidandoci, con fermezza e rispetto, lungo percorsi di crescita intellettuale e personale. La Professoressa Tagliazucchi Melandri è stata guida didattica autorevole e presenza viva, capace di coniugare disciplina e umanità, rigore e ascolto, lasciando in chi l’ha incontrata non solo conoscenze, ma tracce di crescita intellettuale e interiore.
Il suo esempio continua a vivere nelle aule del nostro Liceo anche attraverso coloro che, come noi docenti di oggi, ne hanno raccolto idealmente l’eredità, portandola a nostra volta nella stessa scuola di cui siamo stati allievi. Per chi scrive, che ha avuto il privilegio di essere sua studentessa, e, oggi, di insegnare in questo stesso Liceo, il suo ricordo assume dunque un significato ancora più profondo.
Ho avuto inoltre la fortuna di ritrovarla, poco più di dieci anni fa, in un contesto istituzionale sempre intellettuale e formativo, ma diverso: presso la Facoltà teologica dell’ISSRE di Modena. In quell’occasione ho volontariamente seguito con lei, nei miei studi, tre corsi monografici extracurricolari, affascinanti, intensi e di straordinaria bellezza: uno dedicato all’A Diogneto, uno alle Lettere di Ignazio di Antiochia e uno agli Inni cristiani liturgici antichi, tutti con accesso diretto alle fonti in lingua originale antica.
Sono stati, anche questi, momenti di studio esigenti e luminosi, in cui l’ho rivista più matura negli anni, ma sempre con quegli stessi tratti che maggiormente la caratterizzavano. Notavo spesso, durante le sue lezioni di Letteratura cristiana antica, come il suo rigore filologico si unisse a una profondità di visione capace di aprire, attraverso la lingua originale, il greco delle prime comunità cristiane e il tardo latino, uno sguardo diretto sul nucleo più vivo del cristianesimo delle origini: la ricerca di Dio, la tensione etica e l’impegno evangelico e fraterno del messaggio di Gesù Cristo, l’esperienza della Chiesa nascente, la coscienza della testimonianza fino al martirio procedevano insieme al fiorire di una parola nuova, capace di tenere uniti intelletto e cuore, fede e vita.
In questo lavoro sulle fonti, anche il greco e il latino ritrovavano, insieme alla mia professoressa del Liceo, una vitalità non più solo scolastica, ma interiore, quasi si facessero strumenti per accedere a un’esperienza trasformativa, densa di significati esistenziali e culturali profondi, che si rinnova ancora mentre ne scrivo e che si è ormai stratificata nelle mie conoscenze.
Di lei, mi resta ora una presenza sottile, silenziosa e profonda, che continuerà ad accompagnarmi: la forza limpida del suo insegnamento, il suo sguardo lucido e intelligente, la sua voce, che ancora risuona in me come un richiamo esigente e insieme umano, eredità viva di una guida intellettuale concreta, capace di trasmettere umiltà, professionalità, attenzione per gli altri e profonda autenticità umana.
E, mentre scrivo queste righe, nasce in me il desiderio di tornare a rileggere qualche pagina della letteratura italiana che lei stessa ci ha trasmesso e fatto amare, qualcosa di significativo per noi suoi studenti, che ci è rimasto dentro, per sentire ancora la sua voce che lo spiega, in modo sapiente, affascinante e denso di sfumature non solo tecniche: i canti del Paradiso, Leopardi, Foscolo, i poeti del Decadentismo, Pirandello e tanto, tanto d’ altro.
Così, resterò ancora un poco con lei, unita dall’amore per quella bellezza letteraria che ha contribuito a farmi amare e che è diventata una parte viva e fondamentale di me stessa.
Grazie di cuore, cara Professoressa Melandri.
Maria Paola Fregni





